n°10
gennaio 2026
PERIODICO
DI RIFLESSIONE POLITICA
"Il nostro intento consiste nell'osservare la realtà con i piedi ben piantati nel presente e lo sguardo mai rivolto al passato"
by Alessandro Chelo
A cura di Alessandro Chelo
Perchè il mondo cambia con velocità e intensità inusitate, mai sperimentate fino ad oggi. Non basta dirlo, bisogna tenerne conto, bisogna adottare nuovi paradigmi e, per farlo davvero, bisogna lasciare andare le vecchie credenze e i vecchi ancoraggi. Bisogna mollare gli ormeggi e iniziare a guardare il mondo con occhi nuovi, osservando la realtà con i piedi ben piantati nel presente e lo sguardo mai rivolto al passato. Non serve rimpiangere il bel tempo andato, occorre scovare l'innovazione e comprenderla, da qualunque parte essa provenga, in qualunque forma si presenti, impegnandosi affinchè il nuovo tempo non sia terreno di rivincita, ma di emancipazione; non di recriminazione, ma di accrescimento.




di Alessandro Chelo
Lettera aperta ai boomer ribelli
di Jeremy Olek
Marx il primo dei conservatori
di Eglaia Tosti
Antifascismo: pretesto reazionario
di Ghino di Tacco
Innovazione: la nuova frontiera della politica
di Alessandro Chelo
Caro amico boomer,
anche a me, come a te, il mondo è cambiato e sta cambiando sotto i piedi. I processi di digitalizzazione e globalizzazione hanno determinato cambiamenti davvero epocali: sono cambiate te relazioni fra gli individui ed anche la relazione fra ogni individuo e il mondo.
A volte non ci rendiamo conto della portata di questo cambiamento, ma credo che non sia così improprio paragonarlo a quello che fu determinato dal processo di domesticazione del fuoco di cui fu protagonista l'homo erectus 300.000 anni fa.
Lo so, facciamo fatica a leggere il mondo con quei nuovi "occhiali" che ancora non riusciamo ad indossare con disinvoltura. Ma il punto vero non è tanto comprendere o non comprendere il cambiamento in atto, quanto relazionarcisi: con quale atteggiamento guardare a questo nuovo tempo?
Solo la curiosità del nostro fanciullino interiore può schiudere la porta al sentimento della meraviglia. Allo stesso modo, solo l'umiltà del nostro io spirituale può farci apprezzare lo sfacciato privilegio di poter sperimentare due eopche nella stessa vita.
Sì, curiosità e umiltà dovrebbero caratterizzare il nostro atteggiamento, ma, diciamolo, non sempre ci riusciamo. Così ci lasciamo andare al facile giudizio, anticamera della nostalgia per il bel tempo andato. Talora spacciamo questo rifiuto nostalgico per spirito ribelle, così riscopriamo quel vittimismo adolescenziale, tipico di chi imputa al mondo, al sistema, agli altri, la responsabilità dei propri mancati successi, finendo per interpretare pateticamente il ruolo di rivoluzionari con la pensione, di ribelli garantiti.
L'antidoto a questa deriva consiste in una serena consapevolezza: l'unico modo per costruire un mondo migliore è prendersi cura di se stessi e dei propri cari. Tutto il resto è secondario.

di Jeremy Olek
Da dove viene il cosiddetto "cambiamento"? Cosa lo determina? Esso è forse il frutto della volontà di un potente, tipicamente malvagio? Oppure di una cricca di potenti che ordisce un complotto dopo l'altro?
I cambiamenti sono normalmente frutto di un iniseme di concause dififcilmente controllabili, che sfuggono alla volontà di questo o quel protagonista, concause che affondano le loro radici nella inusitata complessità delle cose del mondo.
Cosa c'entra Marx? C'entra, c'entra. Nella seconda metà del '700, il perfezionamento della macchina a vapore, portò nel tempo ad applicazioni fino a quel momento impensabili, sia per quanto attiene la manifattura che per quanto attiene i trasporti: nel 1769, su iniziativa di James Watt, fu creata la prima macchina industriale a vapore e nel 1819 la nave a vapore Savannah attraversò l'oceano atlantico. Così, nel corso del 1800, si rese disponibile la possibilità di produrre ingenti quantità di merci e trasportarle e commerciarle in nuovi mercati. Il crescente commercio impose nuove modalità produttive giacchè il sistema delle botteghe artigiane non poiteva di certo rispondere a una domanda così ingente. In quello scenario, gli stessi mercanti finanziarono la nascita di fabbriche e nacquero così la separazione di capitale e lavoro e la stessa organizzazione scientifica del lavoro. Per quanto abbia voluto semplificare questa storia ben nota, comunque si evince come anche questo cambiamento così rilevante, non sia derivato dal complotto della cricca dei malvagi, ma da un complesso di concause fra le quali, ancora una volta, l'innovazione tecnologica la fa da padrona.
Anche per quanto attiene questo cambiamento, il punto non è se è giusto o sbagliato, bello o brutto, condivisibile o non condivisibile, il punto è un altro: come relazionarcisi.
Di fronte a ogni cambiamento, c'è chi lo giudica e lo rifiuta e chi cerca di comprenderlo e gestirlo. Ci riguarda in ogni ambito, in ogni comunità, in una famiglia come in un'azienda, in un paese come nel mondo. Quando giudichiamo e rifiutiamo un cambiamento, normalmente esprimiamo un atteggiamento conservatore; quando proviamo a comprenderlo e gestirlo, facciamo invece prevalere lo spirito innovatore.
Di fronte a quella rivoluzione industriale che derterminò la separazione del capitale dal lavoro e l'organizzazione scientifica del lavoro, Marx argomentò il giudizio e predicò il rifiuto, esprimendo un atteggiamento coservatore, anzi reazionario. Resistere al cambiamento con ogni mezzo, questo fu in effetti il suo messaggio. Gli stessi luddisti lo presero in parola, adoperandosi nel distruggere ogni macchina industriale a vapore.
Marx argomentò come quel cambiamento non andasse gestito, ma rifiutato e per questo imprecò contro le battaglie sindacali volte a migliorare le condizioni di lavoro e di vita degli operai: per lui, il lavoro salariale andava abolito, non migliorato. La resistenza al cambiamento si fonda sull'idea di giudicare e rifiutare il cambiamento, non di abbracciarlo e gestirlo. La resistenza al cambiamento si sublima nell'identificazione del colpevole da combattere e sconfiggere: solo combattendo e sconfiggendo il colpevole, il cambiamento si potrà arrestare. Così nasce la teoria della lotta e del nemico di classe, così nasce l'dea di neutralizzare i colpevoli - i borghesi - attraverso la dittatura del proletariato, così si divide il mondo in buoni e cattivi: da una parte i buoni che resistono al cambiamento e dall'altra i cattivi che lo gestiscono.
Da questo punto di vista, le correnti politiche socialdemocratica e liberale che si determinano in quello stesso periodo, sono entrambe alternative alla logica marxiana in quanto entrambe cercano di accogliere e gestire il cambiamento, l'una, più illuministicamente meccenicista, mettendo al centro lo Sato, l'altra, più romanticamente umanistica, mettendo al centro l'individuo, ma entrambe ugualmente distanti dalla logica marxiana del rifiuto del cambiamento.
Questo schema ci consente di leggere anche molte questioni odierne. In questa fase di grandi e inattesi cambiamenti, infatti, è molto evidente la distinzione fra chi li giudica e rifiuta e chi prova a comprenderli e gestirli e ancora una volta gli eredi del marxismo, sedicenti progressisti, alla prova dei fatti si dimostrano conservatori, quando non violenti reazionari, al punto che addirittura di fronte al cosiddetto cambiamento climatico - che più di ogni altro è frutto di un complesso insieme di concause - si cercano i colpevoli da neurtralizzare.
Per fare politica oggi, è necessario liberarsi di ogni zavorra e, scevri da pregiudizi, riconoscere gli innovatori del nostro tempo. Roba difficile, ma si può fare.

di Eglaia Tosti
In tutti i paesi liberi e maturi, per rivendicare il proprio spirito democratico, è sufficiente definirsi appunto "democratici". Vale per le democrazie in salsa liberale come per quelle in salsa socialdemocratica. In Italia no. In Italia la patente di democratico deve necessariamente essere associata a quella di "antifascista". Perchè?
A seguito della seconda guerra mondiale, in Italia si contrapponevano due blocchi culturali e politici, quello cattolico e quello comunista. Far prevalere il blocco cattolico emarginando quello comunista, sarebbe stato pericoloso poichè, in quel caso, larga parte dei militanti comunisti non avrebbero deposto le armi partigiane e, secondo i dettami marxisti e sovietici, avrebbero dato vita alla conquista del potere tramite la cosiddetta rivoluzione. D'altro canto, l'emarginazione del blocco cattolico avrebbe scatenato la reazione statunitense. Così, col beneplacito sovietico e americano, si strinse un patto istituzionale fra i due blocchi: scrivere insieme una costituzione che salvaguardasse quel patto e sfidarsi nelle urne. In questo quadro, venne redatta una Carta costituzionale dall'indubbio sapore catto-comunista, piena zeppa di compromessi e concessioni reciproche. La prima parte sancisce i principi di uno Stato burocratico-autoritario di stampo paternalistico, la seconda ingessa il patto. L'antifascismo fu l'espediente retorico che cementava il patto, così il 25 aprile non fu la festa della liberazione dall'occupazione tedesca (come proponeva De Gasperi), ma divenne la giornata di lotta antifascista e, per celebrarla, ogni anno, per molti anni, si alternarono sul palco i tromboni democristiani e comunisti. Insieme, appassionatamente accompagnati dalla colonna sonora: quella Bella ciao che durante la resistenza, nessun partigiano si è mai neppure sognato di cantare.
Poi, negli anni, l'antifascismo si è trasformato in sopruso, in pretesto per emarginare i nostri connazionali profughi istriani, per espellere dall'ANPI i partigiani anti-comunisti, poi per spaccare teste grazie al cosiddetto antifascismo militante, infine per tenere bloccato il sistema democratico italiano.
Oggi l'antifascismo non è più un legittimo espediente retorico per cementare il patto catto-comunista, oggi è diventato odioso pretesto per togliere la parola ai propri avversari politici, per bruciare bandiere in piazza, per impedire la più che mai necessaria evoluzione della Carta costituzionale. Oggi l'antifascismo è reazione (perlopiù violenta) a ogni proposta di cambiamento. Oggi la pratica antifascista profuma di un sapore squisitamente reazionario. Così come Putin, erede del comunismo sovietico, usa il pretesto della denazificazione per invadere un pacifico paese confinante, gli eredi del catto-comunismo nostrano usano l'antifascismo per impedire la normale dialettica democratica.

di Ghino di Tacco
In questo mondo nuovo, ciò che fa la differenza è proprio rappresentato dall''atteggiamento di fronte ai processi di cambiamento. Da una parte coloro che si oppongono a tali processi, quelli del no, del contro, dell'anti, della retorica ribelle, del giù le mani dalla giustizia, del la costituzione non si tocca, del blocchiamo tutto; dall'altra coloro che, pur fra mille contraddizioni, abbracciano e provano a gestire i processi di cambiamento: gli innovatori del nostro tempo.
I primi sono gli eredi di coloro che furono contro l'introduzione della TV a colori, la costruzione della rete autostradale, la modernizzazione del Paese, demonizzando i loro avversari: prima De Gasperi, poi Craxi e infine Berlusconi. I secondi raccolgono nelle loro mani l'eredità liberale e socialdemocratica, eredità che, nella cosiddetta seconda repubblica, non ha trovato accoglienza nella trasformazione del PCI in PDS nè nella sua evoluzione successiva, il PD. In entrambi i casi, infatti, si è scelto di perseverare nella logica dell'alleanza fra mondo cattolico e mondo comunista, piuttosto che abbracciare il mondo socialista e liberale.
Anche per questo, la nuova frontiera degli innovatori del nostro tempo, non si gioca di certo nel penoso tentativo di individuare nell'ambito del PD uno spirito soacialdemocratico che è sempre stato negato, anzi disprezzato. La ricerca dei cosiddetti "riformisti" può al massimo portare a inciampare in qualche catto-comunista moderato. Gli eredi dei mondi socialista democratico e liberale sono finiti ai margini della politica o nell'ambito di Forza Italia. Questa è la realtà delle cose e di questo chi pensa di farsi portavoce degli innovatori del nostro tempo, dovrà tenere ben conto, pena l'ennesimo flop.
La nuova frontiera si gioca quindi nell'ambito del composito fronte che intende superare la fase storica del patto catto-comunista e la partita consiste nel far prevalere in tale fronte lo spirito realmente innovatore, marginalizzando le risposte più oscurantiste e vendicative, normalmente espresse in stile squisitamente putiniano.
Giocare questa nuova partita, presuppone coraggio e apertura mentale. Credo ci si potrebbe divertire.


Sono nato a Genova nel 1958.
Ho pubblicato diversi saggi con Sperling & Kupfer, Guerini e Feltrinelli, alcuni tradotti in più lingue fra cui il coreano e il giapponese.
Dopo aver lungamente scritto per Stradeonline, Linkiesta e Il Riformista, mi dedico oggi, a CONTEMPORANEA.
Alessandro Chelo
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